Amanda Piña è coreografa, danzatrice, artista, ricercatrice e cultural worker, attiva tra Vienna e Città del Messico. La sua pratica attraversa danza, performance, arti visive, ricerca artistica, curatela e scrittura e si concentra sul potere politico e sociale del movimento, sulle pratiche ancestrali e sulla decolonizzazione dei linguaggi artistici. Le sue opere si configurano spesso come rituali contemporanei capaci di mettere temporaneamente in discussione separazioni consolidate tra moderno e tradizionale, umano e non umano, natura e cultura.
Originariamente formatasi come pittrice, approfondisce progressivamente il teatro fisico a Santiago del Cile, l’antropologia teatrale a Barcellona e la danza contemporanea e la coreografia in diversi contesti internazionali, tra cui Messico, Barcellona, Salisburgo, dove studia presso la SEAD – Salzburg Experimental Academy of Dance, e Montpellier, presso il centro coreografico Ex.e.r.ce. La sua formazione interdisciplinare costituisce la base di una pratica nella quale il corpo è considerato tanto materia performativa quanto strumento di ricerca e produzione di conoscenza.
Nel 2005 fonda a Vienna nadaproductions, associazione artistica dedicata allo sviluppo e alla produzione del proprio lavoro coreografico, performativo e di ricerca. La struttura realizza performance, pubblicazioni, film, installazioni e progetti curatoriali e sviluppa nel tempo una forte dimensione transmediale, coinvolgendo artisti, ricercatori, comunità e pubblico in processi di creazione e di ricerca condivisa.
Nel 2006 riceve la prestigiosa borsa di studio danceWEB dell’ImPulsTanz – Vienna International Dance Festival e nel 2007 una borsa di studio per giovani coreografi del Tanzquartier Wien. Nel 2018 riceve inoltre la FONCA Arts Grant del Governo messicano e nel 2024 il Gwartler Grant, a sostegno della ricerca artistica.
Nel 2008 avvia a Vienna nadaLokal, spazio indipendente dedicato alla coreografia espansa e alla performance, che cura fino al 2022 insieme all’artista visivo Daniel Zimmermann. Lo spazio diventa un importante luogo di incontro tra pratiche performative, arti visive, ricerca e comunità artistica internazionale.
Insieme a Daniel Zimmermann fonda inoltre Instituto Tropical, piattaforma di ricerca e produzione attraverso la quale approfondisce questioni legate ai processi coloniali, alle pratiche del corpo e alla relazione tra danza, ecologia e sistemi di conoscenza non occidentali. Il suo lavoro si sviluppa così oltre il formato dello spettacolo, attraverso pubblicazioni, lecture, installazioni, workshop, piattaforme curatoriali e processi di ricerca di lunga durata.
Dal 2014 sviluppa il progetto di ricerca a lungo termine Endangered Human Movements, dedicato alla riemersione e alla trasmissione di pratiche di movimento e forme culturali ancestrali scomparse, minacciate o marginalizzate. Il progetto nasce dalla consapevolezza della progressiva perdita di biodiversità culturale e biologica e mette in relazione danza, ecologia, antropologia, storia, arti visive, pratiche indigene e forme di conoscenza incarnata.
Il progetto Dance of Resistance, realizzato con Daniel Zimmermann e altri artisti, nasce dalla ricerca sulle danze tradizionali utilizzate in differenti culture come pratiche di resistenza e sopravvivenza. La creazione è prodotta in collaborazione con istituzioni quali Tanzquartier Wien e deSingel Arts Campus di Anversa e viene presentata in diversi contesti internazionali, contribuendo a definire l’approccio di Piña alla danza come forma di conoscenza e di resistenza.
Questa impostazione porta Piña a concepire la danza non semplicemente come produzione di spettacoli, ma come pratica politica, sociale ed ecologica. Il movimento diventa uno strumento per interrogare la crisi socioambientale contemporanea, la distruzione dei sistemi di conoscenza ancestrali, l’estrattivismo e le divisioni ideologiche che separano corpo e mente, umano e non umano, natura e cultura.
Nel 2023 nasce Studio Fortuna, nuova associazione che prosegue il lavoro iniziato da nadaproductions sotto la direzione artistica di Piña e ne amplia il campo verso video-installazioni e sculture performative. Lo studio, con sede a Vienna, funziona contemporaneamente come atelier artistico, spazio creativo e sala prove.
Nel 2024 è Valeska Gert Visiting Professor of Choreography presso la Freie Universität Berlin. Nel lavoro con gli studenti sviluppa una ricerca sulla riemersione dei movimenti oceanici e considera l’oceano come archivio vivente di conoscenze ancestrali, mettendo in relazione espressioni afro-diasporiche, pratiche indigene e forme di conoscenza incorporate nella danza e nel suono.
La sua ricerca è inoltre sostenuta da una fitta rete di collaborazioni con istituzioni artistiche e accademiche europee e latinoamericane. Le sue opere sono state presentate, tra gli altri, alla Fondation Cartier pour l’Art Contemporain di Parigi, alla Kunsthalle Wien, al MUMOK – Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien, a deSingel Arts Campus di Anversa, al Museo Universitario del Chopo di Città del Messico e al GAM – Centro Cultural Gabriela Mistral di Santiago del Cile.
Nel 2024 debutta To Bloom (Florecimiento), quinto volume di Endangered Human Movements. Il progetto considera l’oceano come archivio di conoscenza ancestrale e sviluppa un’indagine sul rapporto tra acqua, memoria, migrazione, estinzione e forme di vita non umane. La ricerca prende in considerazione tanto i movimenti delle correnti oceaniche e delle diaspore quanto quelli di organismi ancestrali come spugne, cnidari, molluschi ed echinodermi, trasformandoli in materiali pedagogici e coreografici.
La ricerca su To Bloom prosegue nel 2025 attraverso il programma ImPulsTanz Research, dove Piña sviluppa un campo di ricerca dedicato alle relazioni tra danza, acqua e arti visive. Il progetto propone di lavorare direttamente nell’acqua e utilizza i movimenti di organismi marini come strumenti per immaginare corpi “ancestrali-futuri”, mettendo in discussione la concezione dell’acqua come semplice risorsa naturale.
Sul piano pedagogico Piña è oggi guest teacher presso la Stockholm University of the Arts e presso DAS Choreography dell’Amsterdam University of the Arts. La sua attività didattica si concentra sulla relazione tra movimento, pratiche ancestrali, decolonialità, ecologia e ricerca artistica, proponendo modalità di lavoro che superano il modello tradizionale della trasmissione tecnica.
È inoltre membro dell’advisory board del corso universitario Curating in the Performing Arts, sviluppato dalla Salzburg University e dalla Freie Universität Berlin, e continua a operare tra creazione, ricerca, curatela, formazione e produzione editoriale. Il suo percorso accademico comprende anche una fellowship presso DAS THIRD dell’Amsterdam University of the Arts.
Il suo lavoro ha ricevuto sostegni e finanziamenti da numerose istituzioni europee e latinoamericane, tra cui il Dipartimento Cultura della Città di Vienna, il Ministero della Cultura del Messico, istituzioni culturali cilene, Siemens Stiftung, Tanzquartier Wien, ImpulsTanz, Centre national de la danse e Amsterdam University of the Arts. Queste collaborazioni riflettono la natura internazionale e interdisciplinare della sua ricerca.
Oggi Amanda Piña vive e lavora tra Vienna e Città del Messico e continua a sviluppare il progetto Endangered Human Movements sotto la direzione artistica di Studio Fortuna. La sua pratica riunisce coreografia, ricerca artistica, arti visive, pedagogia, curatela e scrittura, utilizzando il movimento come strumento per immaginare altre forme di relazione tra esseri umani, ambiente, memoria e sistemi di conoscenza.
