Videodanza

La “videodanza” è un genere di spettacolo nato negli Usa e in Europa a partire dagli anni ’70, ossia da quando iniziarono a rendersi disponibili le prime videocamere ad uso privato.

La videodanza (intesa come “danza in video”) è un esempio lampante della trasformazione che si è avuta in Italia intorno agli anni ’50, grazie alla quale si assiste ad una contaminazione tra i diversi linguaggi che porta alla dissoluzione dei generi; anche antichissime forme di comunicazione come il teatro o la danza vengono “disturbate” da nuovi sistemi di riproducibilità tecnica.

Come tutte le forme d’arte, allora, anche la danza ha dovuto “ambientarsi” al digitale e alle enormi potenzialità di questo nuovo codice che permette varie stratificazioni sonore e visive. Nasce, quindi, la videodanza che ha permesso di sperimentare svariate gamme di interazione dei due linguaggi, proponendosi come una reale fusione creativa di entrambi, come ricerca di una nuova forma d’arte visiva in cui i corpi in movimento vengono rimodellati dai mille sguardi della fantasia tecnologica. Per la danza il video costituisce una via di liberazione dai vincoli che corpo, tempo e spazi reali impongono alla creatività; è un modo di uscire, alla luce dello schermo, non solo dall’ambiente fisso del palcoscenico, ma anche dalla strada, dal garage, dal “luogo alternativo” delle performances post-moderne, per entrare in un luogo non fisico e immateriale quale è lo schermo, e per esplorare altri spazi, altri tempi, altri suoni, altri gesti, liberati dalle limitazioni degli ambienti reali.